border border border border
border
  http://giuseppeallamano.ismico.org   sabato, 17 maggio 2008 11:41  
border border
Giuseppe Allamano
border border
 arrow 
   Home Page arrow Studi arrow Autonomia dei due istituti dell’Allamano
border border

Menu principale
Home Page
Indirizzi utili
Ricerca avanzata
Contattaci
Amministratore
____________________
Rivista - Archivio
2003
2004
2005
2006
2007
2008
____________________
B.G.Allamano
Beato Giuseppe Allamano
Castelnuovo Don Bosco
Vita Spirituale
Studi
Conferenze
Beatificazione
Novena
Liturgia
Preghiere
Riflessioni
____________________
Siti Ismico
Italiano
English
Espanol
Portuguese


Autonomia dei due istituti dell’Allamano PDF Stampa E-mail
Scritto da p. Francesco Pavese, imc   
Dopo avere riflettuto sulla comunione e collaborazione tra i due Istituti IMC-MC, siamo richiesti di riflettere anche sulla autonomia propria di ciascuno. Su questo punto, ritengo utile ricollegarmi ancora alla conferenza dell’11 aprile 1915 agli allievi missionari, ricordata il mese scorso. In quell’occasione il Fondatore, nel suo richiamo, ha pronunciato frasi forti anche riguardo l’autonomia. Per esempio: «[…] e non crediate che [le suore] siano obbligate a stare coi Missionari: sono suore Missionarie, e quando i Missionari non le trattassero bene, li salutano, e del luogo ne trovano. Ci sono già altri Missionari di… che me le hanno chiamate». Oppure: «Vedete, anche quel lì [l’Istituto delle suore] è un ceto, approvato dal Vescovo, e che ha la sua personalità». «Credo che abbiamo capito: loro di tutto devono rendere conto ai superiori, e voi ai vostri, e ciascuno per la sua strada».

Ammettiamo pure che queste espressioni siano quasi sfuggite dalle labbra del Fondatore nell’impeto del discorso, ma non possiamo nasconderci che esse indicano il suo pensiero di fondo riguardo il rapporto tra i suoi due Istituti missionari: uniti nello spirito e nel lavoro apostolico, ma autonomi giuridicamente e nella vita interna.


Autonomia giuridica. È risaputo che il Fondatore ha avuto in mente il progetto di giungere ad un’autonomia giuridica tra i suoi due Istituti. Per qualche resistenza da parte di alcuni e sconsigliato pure da qualche suora, non lo realizzato per allora e non lo ha più potuto attuare in seguito, pur volendolo. Riporto stralci di una lettera del Camisassa a mons. Perlo, del 20 febbraio 1918, dalla quale appare chiaro il progetto del Fondatore: «Se non era di questa guerra interminabile il Sig. Rett. avrebbe già iniziato l’attuazione di un progetto su cui da molto tempo studia, si consulta e prega – la separazione dei 2 Istituti. È cosa che bisogna ritener inevitabile e per non aspettar che ce la impongano come ai Salesiani. […]. Come noi qui nel far la casa nuova si lavorò sull’ideale della possibile separazione, anche tu nel disporre per la Procura in Nbi dovrai studiare per 2 fabbricati o non attigui od almeno ben separati per gli uni e le altre. […]. Poi anche pel patrimonio che c’è già costì dovrai studiare qual divisione si possa e convenga fare, poiché queste son figlie dello stesso Padre ed ei non intende diseredarle».

Merita attenzione anche la testimonianza, rilasciata nel 1956, dalla prima superiora generale, sr. Margherita De Maria: «A me personalmente ripetè più volte questo pensiero [della divisione giuridica], con parole ed espressioni risolute […]. A dissuaderlo di realizzare questo suo progetto fummo noi stesse, ed io in modo particolare, nel timore di non potere né sapere affrontare questa posizione, né sostenerla, specialmente in Missione. Essendo noi ancora tanto giovani e con poca esperienza, non avremmo potuto, sole, in lontane Missioni, risolvere in modo buono e soddisfacente il grave problema […]. Il Padre Fondatore cedette per allora a questa difficoltà, ma non depose il pensiero, che però non gli fu possibile realizzare».

Dunque, l’autonomia giuridica dei due Istituti era una necessità nella mente del Fondatore. Il fatto di non averla potuta realizzare ha relativa importanza. All’inizio questa autonomia di fatto non c’era, ma il Fondatore la voleva e, perciò, prima o poi doveva essere realizzata.

Al tempo della Visita Apostolica, con il decreto del 15 maggio 1930 che dichiara di “diritto pontificio” l’Istituto delle missionarie, e la quasi simultanea approvazione delle loro nuove Costituzioni, viene sanzionata la separazione giuridica, e ovviamente anche quella economica, dei due Istituti. Si noti che l’art. 1° delle nuove Costituzioni delle missionarie, frutto della Visita Apostolica, allarga il primitivo scopo apostolico dell’Istituto, quello messo dal Fondatore nelle Costituzioni del 1913 riguardo i territori, aggiungendo: «[…] e in quelle [regioni] a cui venissero chiamate dalla S. Congregazione di Propaganda Fide». Da questo momento l’autonomia giuridica dei due Istituti è sanzionata e nessuno la metterà più in dubbio. Non risulta che questa autonomia sia mai stata interpretata come “separazione”, tanto meno come rinnegamento delle ragioni che hanno portato l’Allamano alla fondazione delle Missionarie.

Autonomia organizzativa e di vita. L’autonomia riguardo l’organizzazione e la vita interna dei due gruppi è sempre stata garantita. Sia i missionari che le missionarie, infatti, in Italia e in Africa, avevano i propri superiori, le proprie regole, impegni apostolici autonomi, anche se per lo più realizzati di comune accordo.

C’è una direttiva chiara che il Fondatore dà a mons. F. Perlo nella lettera del 21 novembre 1921: «Affinché non si rinnovi poi per le nostre Suore la perdita come di quelle del Cottolengo, bisogna che esse siano trattate meglio che i missionarii, aiutate nel vivere da vere religiose secondo le proprie regole, sempre sotto la dipendenza e le direttive della V[ice] Superiora, conformandosi alle norme che ad esse sono date dal loro Superiore di Torino. Il cambiamento da una Stazione all’altra deve essere prima approvato dalla V. Superiora generale in Africa; l’elezione poi alle cariche di Assistenti per le Case dev’essere concordata col Superiore di Torino».

Anche dalla corrispondenza con la “Vice Superiora” (allora non si denominava ancora “superiora generale”) in Kenya, sr. Margherita De Maria, emerge che le Suore avevano una loro autonomia organizzativa e di vita. Per esempio, nella lettera del 24 marzo 1920, il Fondatore specifica: «Per i singoli uffici bisogna avere di mira non l’anzianità, ma l’idoneità»; poi suggerisce di cambiare sovente di posto anche le Capo Stazioni e conclude: «È tale il tuo dovere, che comunicherai a Monsignore, spettando a te la disposizione delle Suore dietro gli ordini del Sup. Gen.». Sappiamo che il Superiore Generale era lui stesso.

C’è anche una lettera del Camisassa a sr. Margherita De Maria del 30 maggio 1920, che più o meno ripete gli stessi criteri: «Padre ci tiene che nel metter a capo in ogni singola stazione tu non badi all’anzianità, ma che designi invece la più idonea, prudente, equilibrata, ubbidiente e di buon spirito e di più osservanza. […]. Nell’intenzione di Padre è che voi Consolatine siate una Comunità distinta da quella dei missionari ed indipendente dai medesimi. Questo il principio generale».

Gli eventi storici, dopo l’esperienza durante la vita del Fondatore e gli aggiustamenti fatti dalla Visita Apostolica, hanno segnato momenti brillanti e altri meno. L’attività missionaria dei nostri due Istituti, realizzata assieme o separatamente, con l’aiuto di Dio e della Consolata, ha prodotto i frutti che sono sotto gli occhi di tutti.

Siamo consapevoli che, nei nostri ambienti, molti sono stati sensibili a questo problema. Senza evidenziare i periodi meno positivi, che pure ci sono stati qua e là, merita sottolineare il fatto che diversi Capitoli Generali, sia dei Missionari che delle Missionarie, si sono preoccupati di offrire principi e dare direttive per potenziare la comunione e la collaborazione, tra i due Istituti, pur nella loro piena autonomia: E fa piacere notare che ciò è sempre stato fatto con diretto richiamo allo spirito impresso dal Fondatore all’inizio della nostra storia. Espressione esplicita di questo sforzo comune di ricupero e di crescita si ha nella “Dichiarazione di intenti” congiunta, fatta dai due Capitoli celebrati in Brasile nel 2005, che mi piace qui ricordare come conclusione delle riflessioni che ho fatto su questo tema, dall’inizio dell’anno fino ad ora. Essa inizia con queste parole molto esplicite: «Desideriamo confermare il nostro impegno a lavorare assieme con tale spirito e intraprendere anche comuni progetti missionari»; e poi prosegue con diverse “Proposte operative” molto articolate, nelle quali, pur riconoscendo che permangono alcune difficoltà e resistenze, emerge la volontà di lavorare di più insieme nei diversi campi: culturale, carismatico, della formazione e delle varie attività missionarie. Ciò che il Fondatore ha pensato e voluto lo sappiamo. Conosciamo pure la nostra storia. Lo stato attuale è quello espresso dai due ultimi Capitoli Generali dei nostri Istituti. Basta consolidarlo.
Ultimo aggiornamento ( marted́, 01 aprile 2008 17:35 )


go to top Go To Top go to top
border borderborder border
     
border
powered by mambo open source - tdw
border
border border
border border border border
border border border border