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Omelia del P. Giuseppe Inverardi, imc PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Giuseppe Inverardi, imc   

Dopo lo splendido evento della Beatificazione in Roma, ecco le celebrazioni nei luoghi cari all'Allamano e cari a noi.
A Roma: l'universalità. A Torino: il familiare e i ricordi.

Alcuni missionari e missionarie presenti potrebbero ripetere quanto S. Ireneo scriveva al prete romano Fiorino: "Io ti potrei ancora indicare il luogo dove il Beato Policarpo soleva sedere per conversare, come entrava e usciva, il suo modo di vivere, i discorsi che teneva al popolo, come parlava delle sue relazioni con Giovanni e con gli altri che avevano visto il Signore. Di queste cose ho conservato memoria, non già sulla carta, ma nel mio cuore, e per grazia di Dio, le vado sempre amorosamente ruminando".

Parole dense di significato ecclesiale: tramite Policarpo, Ireneo è in contatto con l'età apostolica e con la tradizione. Parole che rivelano un ricordo del cuore; un ricordo che è tenerezza, vita, viatico di rinnovata energia. La Casa Madre è gravida del ricordo e della presenza dell'Allamano: da qui andava: e qui veniva; qui soleva sedere per conversare qui ammaestrava.

E quanto insegnò... noi ancora "amorosamente ruminiamo". Lo consideriamo la sua volontà, il suo spirito, il carisma per noi. Qui riposano le sue spoglie mortali. Chi potrà rivelare quante persone si sono inginocchiate supplichevoli presso il sepolcro del Beato, e ne partirono consolate? Vengono alla mente le stupende espressioni di S. Agostino: "Dio dona alle sue Chiese i corpi dei santi come richiamo alla preghiera e come "una memoria che è fonte di benedizione". (Disc. 277).

"Carissimi, venerate i martiri, lodateli, amateli, pariate di loro, onorateli... Essi hanno dato la vita per i fratelli, anche allo scopo di suscitare un'abbondantissima messe di popoli - meraviglioso questo accenno all'universalità in relazione all'Allamano - Noi li ammiriamo. Essi hanno compassione di noi. Noi ci rallegriamo con loro. Essi pregano per noi" (Disc. 280). Ma il modo vero e supremo di onorare i santi è di imitarli. Noi, poi, ne abbiamo uno speciale dovere, richiesto dal discepolato, dal carisma, dall'amore, che unisce e rende simili.

Il ricordo e la presenza dell'Allamano, così vivi nella Casa Madre, sono però destinati, a varcarne i limiti di luogo e di tempo, perché egli - come abbiamo pregato nella colletta della Messa - è "padre di famiglie missionarie per l'annuncio del vangelo a tutti i popoli". Così, nelle sue conferenze, il discorso sulla Casa Madre si trasferisce all'Istituto.

Parlando della costruzione di questa casa, l'11 dicembre 1907, disse: "l'essenziale è che sia una casa nella quale al Signore piaccia stare con noi" (cf. I,230). E' come dire: la vera casa è la comunità dove c'è carità e delicatezza, gioia e serenità, energia e zelo, preghiera e studio.

Accennando ancora alla costruzione della medesima, il 18 ottobre 1908, si esprime così: "Nella nuova casa avrò (la mia camera) e voglio esservi abitualmente. Giunto vi darò i miei colpi (di timpano) e chiunque potrà venirmi a parlare, o anche per udire qualcosa da me, che talora ho qualcosa da dirvi e aspetto l'occasione. Il Signore mi ha posto a capo dell'Istituto e mi da la grazia di dirigerlo. Lo spirito dovete prenderlo da me". Il nostro Beato Fondatore possiede la grazia, l'amore e l'intercessione per guidare e animare la nostre famiglie missionarie. Come tale: Egli è con noi. Ci ascolta. Ascolta le nostre debolezze, le confidenze, le domande, le nostre preghiere. Egli parla. Con la semplicità che gli è tipica, dice cose vere e profonde, che vanno al cuore, per essere da noi "amorosamente ruminate". Parole che ci plasmano!

Egli è per noi. Salutando i padri Borello e Occelli in partenza per il Kaffa, il 18 dicembre 1921, il Fondatore li esorta: "Ricordatevi della pietra da cui siete stati staccati. Ricordatevi di questa Casa Madre che dovete lasciare, ricordatevi dell'educazione ricevuta, portate con voi lo spirito di questa istituzione, che è tutta per formare santi e dotti missionari".

E suor Carmela Forneris annota: "I1 nostro Ven.mo Padre ancora affettuosamente commosso per la funzione della partenza di alcuni nostri missionari... riassume in breve il discorso a loro rivolto: ricordatevi della pietra dalla quale siete stati staccati. Ricordatevi dell'Istituto. Amatelo".

Questo concetto ricorre altre volte: doveva essergli caro. La pietra gli suggerisce solidità e unità. Per lui, la Casa Madre è più che mura, più che casa. E' scuola al suo spirito, alla missionarietà e alla santità. La pietra da cui siamo stagliati è lui. La pietra della solidità, del carisma, della comunione e collaborazione. Ieri e oggi. Oggi e domani. Sempre!

L'onore e la preghiera a lui come Beato non hanno altro significato: averlo con noi per tendere alla santità, da lui sottolineata sempre come l'assoluto per essere missionari. Ieri e oggi. Oggi e domani. Sempre!



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