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28 settembre 1924
P. P. Borello, quad. 64-66
Ven. Signor Fondatore e Sup. Generale. 28 Settembre 1924 Ai RR. Chierici Professi
Io vi credo tutti buoni, ma non ancora santi. Fate gli Esercizi Spirituali;
ma io ho un timore: ho paura che siate un po' dissipati... «Ingredere» dice il Signore: e meditate che in questi giorni avete nulla altro da fare. E poi foste anche già santi, non dice la Scrittura: «qui sanctus est sanctificetur aduc, qui justus est justificetur aduc?». E non avete ancora la perfezione del Padre, perfezione che ci propose a modello Gesù... Chi può arrivare fin lì? Ci ha fissato una meta sì alta, perché noi non credessimo di essere troppo. I Professi si lasciano ingannare facilmente: «sono contento, dicono, di essere un buon sacerdote e missionario, il di più lo lascio agli altri». Ed ecco perché dopo un anno di Noviziato sono caduti... Ciascuno consideri questa verità: non riposiamo nella creduta virtù, è un inganno del diavolo. Se uno è ancora nello stato di virtù come quando uscì dal Noviziato: io temo. Là ho posto un fondamento, messo su un piano, ora debbo costruire. Ed ora in questi Spirituali Esercizi dovete considerare: ho approfittato del mio professandato? Sono cresciuto nella correzione dei miei difetti? Ho fatto poco? Perché perdo il tempo? Per molti, (anche per me che scrivo) presto ci saranno le Ordinazioni e siete contenti? Riguardo all'Ordinazione pei sacerdoti (Ed anche a chi esce dal Noviziato) ricordate l'Imitazione: «Non alleviasti onus tuum» hai solo fatto un progetto, ora devi edificare il principale sed ad majorem teneris perfectionem». Non si è mai abbastanza perfetti. Vedo anche dalle lettere che mi scrivono dall'Africa:quanto uno è santo fa del bene ed anche dei miracoli... Fate questi esercizi: come un esame da quando avete finito il Noviziato. Non rinnovate confessioni generali se non dall'ultima: ma fatela più generale sul progresso nella virtù. Supplite a quanto non avete fatto. Sovente anche in Missione tra qualcuno non c'è quella carità che ci dovrebbe essere. Perché? Perché non si è fatto quanto si doveva: e non si sa coprire qualche miseriuccia. Vedete se nel vostro parlare c'è tutta quella delicatezza che si richiede e non si è grossolani! Mi rincresce che qualcuno lo sia: perché la grossolanità è la vigilia di qualcosa di peggio. Bisogna essere fini nel modo di fare, in tutto... Esaminate il tempo della vostra professione e vedete se siete contenti... e si «hodie vocem ejus audieritis nolite obdurare corda vestra...» ed alla vigilia dell'ordinazione, della partenza quanto sarete felici! Siete qui per farvi santi. Non è il numero che faccia, né individui, né di Missioni, ma l'avere soggetti che se non sono ancora perfetti, almeno tendono alla perfezione sempre!
Fate gli esercizi con questo spirito. Non parlo di peccatacci, ma di perfezione che nel vostro stato si richiede. Dopo il Noviziato a questa perfezione sono tenuto di tendere, e colla grazia di Dio si riesce, e con una buona volontà, senza guardare a nessuno: «volo sanctificare animam meam!». Fate i proponimenti che vorrò vedere e fateli sui difetti piccoli, che ritraggono dalla perfezione. Non bisogna che anni dopo la Professione o dopo l'Ordinazione io sia solo buono come dopo il Noviziato o dopo la prima Messa. È questo un male. In un torrente è impossibile restare fermi: se non si va in su combattendo contro la corrente, si rimane trascinati e travolti. Sforzo continuo. S. Bernardo: «Ad quid venisti? ad quid perditio tanti temporis?».Se mi trovo più indietro di quando uscii dal Noviziato? Pensiero terribile! S. Paolo: «Vae mihi si non fecero!». Se uno non si scuote c'è pericolo di indurimento di cuore; il Signore parla, ma non si ascolta, ed allora Egli abbandona le anime» (S. Teresa). Voglio farmi santo, ditelo.
Io prego per voi la Consolata che v'aiuti e vi benedica: condivido così la mia responsabilità: io non posso fare di più per voi che venirvi a trovare qualche volta.
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