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18 marzo 1923. P.
18 marzo 1923
P. P. Borello, quad. 39-40
Signor Rettore. 18 Marzo 1923 (all'istituto)
Mi avete presentato le lettere confidenziali: bella usanza, che continuerà, per aver l'occasione di aprire il cuore. Io vi ringrazio degli auguri, che vengono proprio dal cuore, ed anche da parte dei Missionari d'Africa, (da cui) ho ricevuto molte lettere e ne riceverò ancora: ne godo pel bene e per lo spirito trasfuso in quelle lettere.
S. Giuseppe è Patrono e sarà sempre protettore principale dell'Istituto. I Missionari han da fare una vita piuttosto varia di sua natura, che porta dissipazione, ma bisogna imitare S. Giuseppe, che in mezzo a tutte le sue opere esterne seppe unirsi con Gesù e Maria. Doveva lavorare per mantenerli, ma era sempre alla loro presenza. Voi ne avrete bisogno di questa virtù, in Missione, ma non dovete aspettare allora ad unirvi con Gesù e Maria. Bisogna sempre imitarlo nella vita interna d'amore, il che prego ottenga a voi. Se c'è un santo fatto pei Missionari è S. Giuseppe.
Abituiamoci a prendere tutto dalle mani del Signore: voler salvare delle anime non basta se non c'è spirito di unione con Dio. S. Giuseppe non ha fatti miracoli, ha parlato poco, eppure è un gran santo. Si legge d'un Padre della Compagnia di Gesù che incontrò un buon uomo di campagna, che sapeva molto di perfezione. Il religioso l'interrogò. Ed egli: «Io non ho avuto alcun maestro, che S. Giuseppe che invoco e m'ispira».
Invochiamolo in tutte le circostanze; specialmente è patrono della santa Castità: perché [il] Padre Eterno gli affidasse da custodire Gesù e Maria doveva essere castissimo. Raccomandatevi, ricorrete quando ne avete bisogno per vincere le tentazioni e per ottenere questa virtù. Chi è divoto di S. Giuseppe la conserverà intemerata questa stola, che è tanto necessaria ad un Missionario. Preghiamolo adunque che ci ottenga unione con Dio e ci ajuti a conservare questa virtù. Un santo diceva: «Sii ciò che vuoi, ma se non sei casto, sei nulla».
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