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17 gennaio 1917
Quad. di anonimo, 42-47
XXVII. Studio - presenti Studenti 17 gennaio 1917
Stassera vi dico proprio quel che c'è nel mio cuore.
Sapete che cosa voglio dirvi? Non sono contento di voi. Vari di voi che non sono contenti, io non son proprio contento. Mi pare che avrete già capito quanti sono partiti e senza far nomi di nessuno, ma non credete io vi dico che andar via è presto fatto, intanto quello che è uscito sabato di qui tutto allegro, l'aveste visto domenica da me, quante lacrime e pianti perché lo ripigliassi! Ma niente! Non ti prendo più adesso! Dovevi pensarci prima! È prima che te l'ho detto! È prima che dovevi pensarci, quando te l'ho detto, quando t'ho avvertito. Quest'anno, miei cari, non va bene. Non dico di tutti, e neppure metà, ma pare che si sia poco bene incamminati. Due sono andati quest'estate mandati via, e adesso altri mandati via, e non so se è il fine. Non solo andati, ma mandati via. Badate che non bisogna stare in questa casa quasi facendo una carità al Rettore che vi mantiene, facendo una carità ai Superiori, che debbono sempre pensare per voi, ed hanno tanti disturbi. Alcuni anni fa non c'era il collegio, e son già venuto al pensiero di dubbio, se dovevo toglierlo, perché non si corrisponde. Invece di essere venti o quaranta a mangiare qui, ne terremo dieci o quindici, ma di buon cuore, di buona volontà. Da principio erano cinque, ora ne sono rimasti otto e sono Chierici e ottimi Chierici. Domando io, dopo un anno e mezzo che si è qui, non si studia, non si vuole ubbidire, non si ascolta, si disubbidisce ai superiori, si risponde, si disturba, e poi si mormora dei voti cattivi, non si è contenti. Io li ho visti i vostri voti cattivi, ma non eran ancor abbastanza si meritava zero. E che cosa si può dare ad uno che è impertinente, a uno che risponde, e di peggio, a chi mette male! E guai a colui che mette questo.
Vi fu chi in passato metteva malizia, insegnava malizia e fu cacciato via appunto per quello. Come? no, questa casa che deve essere come la casa di San Luigi, esser di questa gente? In questa casa deve neppur esserci l'ombra di questo peccato, e su questo sono addirittura intransigibile, e guai al primo assegno a quella virtù. Chi ne venisse in dubbio e se è dubbio è già quasi certezza lo manderei via subito, subito via, via! Che non corrompa gli altri: e non guasti quelli che hanno il cuore puro e sono buoni. Parliamoci chiaro, nessuno è necessario qua dentro, e non bisogna pretendere, se vi mancasse qualche cosa. E questo l'hanno fatto persino ai soldati: al mattino hanno loro tolto il caffè, a colazione danno un pane o due pomi piccoli: oppure 5 noci, ma son cose grosse così, grosse come la punta del dito, bisognerebbe che le vedeste; poi a mezzogiorno una minestra, non più brodo, perché non hanno più la carne che due volte la settimana; alla sera un po' di minestra. Un soldato mi diceva l'altro giorno: «La minestra non ce la danno quanto vogliamo, ma ci contano i cucchiai, tanti cucchiai ciascuno». Dunque vedete, e sono soldati, han bisogno di star bene, dormono molto male, ed han bisogno d'esser robusti per andare a combattere. A voi invece non han tolto il caffè, al mattino avete sempre il caffé-latte, vi manca niente. E per lo zucchero ho dovuto fare la domanda alla città, e non ne dà che un cucchiaio al giorno; e se entrate in qualche caffè di Torino ve ne portano un poco in pezzo di carta.
Il Signore per voi ha pensato. La Provvidenza non vi lascia mancare il necessario; vi hanno tolto i grissini e vi hanno dato il pane, e n'avete quanto volete, ce lo misureranno, e quindi perché il pane è molle bisogna mica mangiarne fin che fa male. Qui non l'habbiamo misurato per adesso, ma potrebbe essere. La città ha domandato quanti siamo qui, quanti siamo più piccoli, quanti più alti, per sapere quanto consumiamo e di pane e di zucchero e di questo e di quello. Quindi non crediate di star qui tanto per stare, lì così e così; non dico per tutti, non dico per tutti perché c'è sempre qualcuno che fa il suo dovere. Ma vorrei che tutti metteste un po' più d'impegno, un po' più di vita, siete tutti cosi molli. Ci sarà buona volontà, ma non c'è quell'energia, quell'ardore che ci vuole, e perciò non basta; avete tutti bisogno di un po' più di vita. Non studiate bene, si va a scuola, non si sa la lezione, e si sente neppure il rincrescimento; i lavori si fanno così e così; a scuola non si fa attenzione, poi a studio se posso copiare copio, e così avanti, senza preoccupazione. L'altro giorno sono andato in una scuola, e sono stato scandalizzato: era una conversazione continua!... Ma io non l'intendo così! e ciascuno sa già quel che deve fare. Non è così che si fa il proprio dovere. Non si bada, e dopo si piange, ma ... faccende! ... non è più piangere che fa!
Dunque d'ora in avanti siamo intesi e faremo così. Per chi non ha buona volontà, esca; chi non sa frenare la lingua a tempo e luogo, non è fatto per stare in questo Istituto; chi non studia, o non è capace di studiare, o non vuole studiare, chi non è capace e non studia; via! e lo manderò via. Chi non ascolta l'assistente o disubbidisce ai superiori: via! Chi disturba, chi disubbidisce o risponde ai superiori, dopo i debiti avvertimenti sarà mandato via. Chi dà scandalo ai compagni, lo condanna già il Signore quando dice: Meglio sarebbe per lui mettergli al collo una pietra da mulino e gettarlo nel profondo del mare. A questo non c'è bisogno di più, ma immediatamente sarà scacciato. Non basta uno scandalo pubblico, ma mezza parola, un mezzo segno, un gesto, qui non c'è posto per lui, qui non deve stare, chi non ha il cuor puro, non è fatto per farsi Missionario, e neppure per farsi Sacerdote. Chi non è puro come San Luigi via, non è qui il suo posto; chi non ha il cuor puro non è fatto per farsi Missionario e neppure Sacerdote. Sono angustiato di vedere come i Superiori sono stanchi di voi, che non mettete impegno, non cercate di corrispondere, non ubbidite. Chi si sente di star qui si metta a posto chi ha il cuor puro: chi non ha il cuor puro via, abbiamo bisogno di essere tutti santi, abbiamo bisogno di fare sacrifizi, mettere energia, fare il bene in regola, pregare con vita. Se si studia dobbiamo studiare per capire: non solo studiare per studiare, ma studiare per capire, e dovremo rendere al Signore stretto conto delle nostre azioni e del tempo passato perduto a chiacchierare coi compagni.
Mi rincresce di dover venire a questo punto, ma quando ho pregato il Signore, ho pensato seriamente, mi sono deciso e non si venga poi a piangere dopo, a domandar perdono e non si venga a fare tante promesse, ciò che è fatto è fatto. Se aveste sentito domenica, i sospiri, e piangere, e prendermi i piedi, troppo tardi, dovevi pensarci prima! La madre piangeva, la sorella piangeva e singhiozzavano! il papà non voleva più tenerlo a casa, la sorella doveva mettersi frammezzo per difenderlo, e il papà mi diceva: «Se non lo prende più, lo metto in una casa di correzione!». «No, non fa bisogno di questo». Si credeva di andar a casa a mangiare meglio, invece lo mandano a pascolar le vacche, si possono quasi neppur togliere da loro e lui crede godersela. Mi faceva tante promesse, poi piangeva, e mi supplicava, ma niente! Adesso non è più a tempo di piangere, di tutti gli avvertimenti che ti ho dato non hai fatto profitto, non mi hai voluto ascoltare ed ora dici così!
Perciò ricordatevi: ho tollerato troppo, i superiori sono stati troppo buoni, il vostro assistente ha tollerato troppo, e ve ne siete abusato, ma d'ora in avanti voglio essere in acconto di tutto quel che si fa, voglio essere informato di tutto. Sarò sempre padre buono per quelli che hanno buona volontà, per quelli che non l'hanno la mettano, e chi non ha buona volontà e non vuol metterla non può più stare qua dentro. Il numero non mi ha mai dato pensiero. Vedete, quando sono partiti per l'Africa i primi nostri Missionari, dopo la casa è stata vuota.
Mi sono spaventato? Niente affatto; ho pregato la Madonna: «questa è tutta opera vostra, pensateci voi» — ed ecco che otto nuovi sacerdoti sono en-
trati in questo Istituto, cominciando dal Signor Prefetto. Dunque siamo intesi. Adesso andate in Chiesa, pregate il Signore, ed esaminatevi bene se avete proprio ferma volontà, e se siete decisi a corrispondere e tirate innanzi. Se alcuno non si sente vada dal Signor Prefetto, venga da me e vedremo. Chi si mette debolmente o non è deciso è meglio che vada a casa, è meglio che esca. Mi rincresce ma avete tutti bisogno di un po' più di energia, di vita: non si pensa di corrispondere a questa grazia, non si apprezza abbastanza. Dunque mettetevi tutti con impegno, e chi non lo mette, chi non vuol corrispondere lo manderemo a casa, e quando è a casa ci sta. Qui non devono starci che quelli che hanno buona volontà, e chi non fa il suo dovere, o chi non sta come deve, chi non fa silenzio, chi disturba, lo manderemo a casa, e se vedrete poi ancora alcuno uscire, ne saprete poi già la causa.
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