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10 giugno 1909
Quad. V, 14
Solennità del Corpus Domini (1909)
Premessa la storia dell'odierna solennità (V.S. Tomm. lez. 2 Nott. 2 Feria) sugli esempi ed insegnamenti di S. Alfonso e del Ven. Olier (Vedi introd. Vis. alla SS. e Pred. delle Quarant'ore), parlo della Visita al SS.
1. Dobbiamo visitare sovente Gesù per riconoscenza e pel nostro interesse (Vedi quadern.). 2. Modo di farla (mio libro preghiere). Il nostro istituto deve formare uomini innamorati di Gesù Sacramentato;
quindi vi sono due visite al giorno, oltre tante volte che si viene in Chiesa. Facciamole con vera fede e divozione; così anche in Missione continuerete a visitare Gesù nelle vostre cappellette, ed a Gesù Sacramentato come a centro si porterà giorno e notte il vostro pensiero ed il vostro cuore. - Quanto godo che Dio per mezzo nostro vada moltiplicando i suoi S. Tabernacoli; già ne abbiamo... nei quali Gesù sta abitualmente;
quanti ne fonderemo col tempo! Sono focolari di amore per noi e di misericordia per gl'infedeli.
P.U. Costa, quad. II, 101-102
Rev.mo Sig. Rettore - 10-6-09
Oggi è la solennità (non solo la festa) del Corpus Domini. Questa solennità sarebbe del Giovedì Santo; ma allora la Chiesa, fuorché nella Messa solennissima, non se ne può occupare, avendo da pensare alla Passione di N.S.
Quindi ha stabilito questo tempo di 8 giorni intieri solo per questa solennità; e la stabilì dopo Pentecoste, perché come dice il Breviario di domani, dopo Pentecoste appunto i primi Cristiani cominciarono a frequentare questo D. Sacramento. (Parla dell'istituzione di PP. Urbano IV, la bellezza dell'Ufficio composto da S. Tommaso, e della poca fede d'oggidì che manifestasi specialmente nella processione del Corpus Domini).
Non è punto a caso che voi dovete fare due volte al giorno la Visita al SS. Sacramento; non è semplicemente per occupare in qualche modo il tempo, no: voglio che vi leghiate a Gesù Sacramentato, che non possiate vivere senza il Signore. Il giorno del Corpus Domini nell'Istituto, dev'essere occasione di rinnovare ed aumentare l'amore a Gesù Sacramentato. E quando giunge il momento della Visita, essere contenti, pronti, non essere un po' scontenti che finiscano le altre occupazioni. Appena entrati in chiesa e presa l'acqua benedetta, subito gettare uno sguardo al S. Tabernacolo e penetrarvi sino al fondo;
far bene la genuflessione dicendo: Adoramus Te, Christe, et benedicimus tibi; Vi adoro ogni momento... Sia lodato e ringraziato..., o qualche altra giaculatoria. Giunti al posto, se non sappiamo cosa dire, diamo uno sguardo a noi (per riconoscere la nostra miseria, la nostra debolezza, il nostro nulla), uno sguardo a Gesù (che è il nostro tutto), domandiamogli la sua grazia, ringraziamelo delle già ricevute.
S. Alfonso, in quella magnifica introduzione al libro delle Visite, dice che tutto il suo bene, l'essere stato tratto dal mondo, tutto lo deve alla sua poca (per umiltà) devozione al SS. Sacramento. Il Ven. Ollier (sic) era divotissimo del SS. Sacramento e fu appunto avanti ad esso che sentì l'ispirazione di fondare una Congregazione per riformare e formare il Clero, avendo a mezzi precipui la devozione al SS. Sacramento ed a Maria SS. S. Stanislao Kostka n'era tanto divoto che ammalato meritò riceverlo dagli Angeli nella casa dell'ebreo ove abitava, così pure un'altra volta. S. Luigi si sentiva così attirato verso Gesù Sacr. che, avendogli i superiori [proibito] di fermarsi in chiesa a lungo, doveva dire al Signore: non tiratemi tanto o Signore, i miei Superiori non vogliono mi fermi troppo. Se avvenisse un po' anche a voi il simile: le ore passerebbero senza accorgersi, e godreste quando vi si allunga un po' il tempo, invece d'andare subito a tavola.
Poi parla della: Vocazione. Tutte le creature anche irragionevoli, hanno una vocazione; tutte sono create ad un dato scopo, a tutte il Signore ha stabilito una strada particolare. Così vi ha una vocazione naturale, per cui il Signore ha destinato il tale ad essere contadino, operaio, piuttosto che studente; medico piuttosto che avvocato, ecc.; e dal non badare a questa vocazione ne vengono quelli che noi chiamiamo gli spostati: non sono nel luogo nel quale Iddio li aveva destinati. Sono generalmente i parenti che ordinariamente sono i guastatori delle vocazioni, che per interesse, od altro, fan prendere ai loro figli una strada diversa da quella per cui sono chiamati.
Ci ha poi una vocazione soprannaturale, per cui Dio chiama un uomo ad uno stato più perfetto di vita soprannaturale: a farsi religioso, sacerdote, missionario...
Un uomo che sentisse tale vocazione e non la seguisse, fa peccato? Ne parleremo un'altra volta; intanto notate che, egli si metterebbe su una strada diversa da quella su cui Iddio aveva sparse e preparate le grazie adatte proprio per la sua salute: e fuori di essa certo il Signore non gli negherà la grazia sufficiente, ma la grazia sufficiente, come dicono i teologi, in pratica è insufficiente.
Un'altra volta torneremo a parlare di questo, perché ci facciamo le idee chiare, teologiche, non quali si danno in certi libercoli, esagerate o da un lato, o dall'altro.
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