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Due raccomandazioni su S. Paolo
Scritto da p. Francesco Pavese, imc   
Per concludere le riflessioni sul rapporto tra il Fondatore e S. Paolo, può essere interessante soffermarci ancora su due speciali raccomandazioni che il nostro Padre ci ha fatto diverse volte: anzitutto, la necessità di seguire S. Paolo come maestro di “perfezione apostolica”; poi l’importanza di leggere e studiare le sue lettere.

1. S. Paolo guida per un cammino di santità. Da quanto abbiamo riflettuto nei tre mesi precedenti risulta evidente come il Fondatore ritenesse S. Paolo maestro e modello di santità. Qui sintetizziamo il messaggio che ha voluto trasmetterci. Valorizzando il testo di 1Ts 4,3, ecco l’enunciazione di un principio basilare: «S. Paolo diceva ai cristiani di Tessalonica: È volontà di Dio che tutti siate santi». […]. Ma non in qualsiasi modo, di una santità solo esterna, e con i mezzi diversi da quelli insegnati; - seguendo e praticando quanto Egli loro aveva insegnato ed i precetti che loro aveva dato da parte di N.S. Gesù Cristo». In un’altra occasione: «Bisogna, dice S. Paolo, che operiamo la nostra santificazione con amore e timore. Prima con amore, ma quando questo non basta più, anche con timore».
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S. Paolo guida per tutte le virtù
Scritto da p. Francesco Pavese, imc   
Oltre ad essere maestro e modello delle tre virtù apostoliche: amore per Gesù, ardore per le anime e sincera umiltà, che ho presentato la volta scorsa, per il Fondatore S. Paolo era guida sicura per tutte le virtù cristiane. Questa specie di affermazione generale il nostro Padre l’ha fatta più di una volta. Ciò significa che ne era convinto. La più esplicita è quella preparata per la conferenza della festa dei Santi Pietro e Paolo del 29 giugno 1917. È uno schema di poche righe che si ispira alle “Meditazioni”, trattato di ascetica del Gesuita spagnolo Da Ponte (De La Puente Luis), da lui citato. Ecco l’inizio del manoscritto: «Se consideriamo bene la vita di S. Paolo, troviamo tutte le virtù esercitate in grado eroico. (Es. V. Cafasso nel Processo). Quasi ogni virtù ci pare la principale e caratteristica. Esaminiamo: nel Santo risplende la povertà..., la castità..., la mortificazione..., l'umiltà..., la pazienza..., lo spirito d'orazione […]».
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S. Paolo e le tre virtù apostoliche
Scritto da p. Francesco Pavese imc   
S. Paolo è maestro e modello di ogni missionario. Questa è la convinzione del Fondatore. Il motivo è, come lui stesso affermava, perché «S. Paolo è il vero tipo dell’apostolo» o, più specificamente: «il vero tipo del missionario». Tutti sappiamo che nella pedagogia del Fondatore S. Paolo risulta sicuramente una delle principali fonti di ispirazione, sia per la quantità dei riferimenti alle sue lettere o agli Atti degli Apostoli e sia, soprattutto, per la profondità e ampiezza delle idee che propone. A questo riguardo, è molto illuminante la duplice conferenza del 29 giugno 1916, solennità dei Santi Pietro e Paolo. Il Fondatore, come da abitudine, aveva preparato un unico schema, in quel caso molto breve, che poi ha ampiamente sviluppato parlando separatamente sia ai missionari che alle missionarie. In queste riflessioni, seguirò le redazioni riprese dalle due comunità.
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Gesù e S. Paolo: «porterà il mio nome alle genti»
Scritto da p. Francesco Pavese, imc   
Durante il 2008 siamo invitati a riflettere sulla figura del grande missionario Paolo di Tarso, assegnatoci come protettore annuale. Dopo avere proposto, nei mesi scorsi, alcuni pensieri del Fondatore sulla comunione che deve esistere tra i nostri due Istituti missionari, nei prossimi mesi, mi soffermerò a riflettere su come il nostro Padre parlava di Paolo e lo indicava come il maestro e modello per eccellenza di ogni missionario. Inizierò dal punto centrale del pensiero del Fondatore: l’identità di Paolo è comprensibile solo se si tiene presente la sua profonda comunione con il Signore.
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